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Il ritorno del “Fai da te”

Preferisco cucinare piuttosto che consumare piatti preparati con vari additivi, giardinaggio e fare un orto, usando cosmetici, prodotti per la pulizia e vernici semplici e fatte in casa, promuovendo la riparazione, il baratto, la donazione e lo scambio di servizi … Tanti comportamenti di eco-consumo che fanno parte di un movimento molto più ampio in pieno boom: quello del “fai da te” o Do It Yourself in inglese (DIY).

Una moda che prende piede

Come prova, il mercato del fai da te e del tempo libero creativo è in forte crescita. Strumenti, prodotti, kit “fai da te”, libri, riviste, fiere, siti web, programmi TV, corsi di formazione e workshop si moltiplicano e riscuotono un crescente successo. Cucina, cucito, maglieria, decorazione, eco-costruzione, fabbricazione di oggetti, mobili, cosmetici o prodotti per la casa, tutti i settori sono interessati … E questo sta crescendo; la metà dei “non praticanti” del fatto in casa vorrebbe davvero iniziare.

Come possiamo spiegare questo successo quando il commercio ci offre tutto ciò di cui potremmo aver bisogno, e anche il resto?

La crisi economica e le sue conseguenze sono una causa evidente dell’accelerazione del fenomeno osservato dal 2007. Il fare se stessi permette di fare molti risparmi ed è, in questo senso, soprattutto una strategia di sopravvivenza in caso di crisi. Il sito “The tight-fisted” http://www.radins.com/ è pieno di consigli economici dove il sistema D è la regola.

Questa tendenza si sta sviluppando anche in risposta agli impatti sempre più pesanti dei consumi di massa, in particolare la standardizzazione delle abitazioni e degli stili di vita e dei gravi impatti ambientali e sociali che stiamo vivendo. Realizzare mobili personalizzati in cartone o pallet riciclati, vestirsi in modo molto alla moda con vecchi vestiti, cucinare con piante selvatiche… tanti temi molto eco-compatibili che ora sono in prima pagina delle nostre riviste. Lo vediamo anche a ecoconso: sempre più di voi ci chiedono consigli e laboratori pratici, soprattutto per la realizzazione di prodotti per la pulizia, vernici o cosmetici.

Il “fai da te” è anche associato a un processo di sviluppo personale, un modo per prendere in carico la propria vita. Creare da materie prime ci dà il tempo di riflettere sul nostro ruolo nel ciclo produttivo di oggetti di uso quotidiano e sui nostri bisogni reali, spesso lontani dai desideri generati dalla società dei consumi. Dare libero sfogo alla propria creatività permette anche di prosperare in ambiti spesso molto lontani dal lavoro. È anche un ritorno al mondo fisico degli oggetti dove tutto sta diventando sempre più virtuale.

Infine, la creazione è intimamente legata al piacere e alla condivisione. Gestire, inventare e riparare le cose con le mani, adattandole alle tue esigenze e dando loro il tuo tocco personale è molto gratificante. E quando sei orgoglioso di ciò che fai, delle particolari abilità o doni che sviluppi, è normale voler beneficiare gli altri, offrire doni personalizzati o essere di servizio. “Fare da soli” è anche “fare con gli altri”, occasione di scambio con la coppia, la famiglia, con i vicini …

Dal “farlo da soli” al “farlo insieme”

Non sorprende quindi notare che il principale motore del boom del fai da te è Internet, che ha consentito la rapida e massiccia diffusione di pratiche, conoscenze e tecnologie. Ma soprattutto, attraverso forum, reti e social media, l’emergere di nuove pratiche di innovazione e produzione, siamo passati dal DIY al DIT, Do It Together.

Per esempio :

  • Il movimento dei maker e degli artigiani è nato negli Stati Uniti in reazione a prodotti e dispositivi usa e getta divenuti impossibili da riparare (obsolescenza programmata). Riparare dispositivi, recuperare oggetti usati, combinarli, trovare nuove funzioni per loro e spiegare agli altri come farlo: questo è il credo dei maker. Il movimento ha una comunità molto attiva negli Stati Uniti e in tutto il mondo. È rappresentato dalla rivista “Make” (http://makezine.com/) e dalla sua versione femminile Craftzine (http://craftzine.com/) 
    Citiamo anche il “manifesto del diritto di ripararsi” (http : //static.ifixit.net/static/images/manifesto/ifixit_manifesto_fr.pdf) del sito iFixit (http://www.ifixit.com) e dei numerosi siti in cui le persone condividono il proprio know-how, se necessario con l’aiuto dei video, ad esempio il fantastico Instructables (http://www.instructables.com/).
  • È chiaro che questo tipo di iniziativa è sottosviluppato nel mondo francofono. Segnaliamo comunque il forum bricozone (http://www.bricozone.be/fr/), il sito http://www.savoirtoutfaire.com/ o l’ASBL “the fair in the know-how” (http : / /foiresavoirfaire.free.fr/). Ci sono anche molti blog e forum che sviluppano “fai da te”.
  • Nelle regioni in cui il fai da te è più una strategia di sopravvivenza che un hobby o una filosofia, anche lì Internet consente la condivisione e la rapida diffusione delle tecniche. Messo al servizio di tutti, il sito AfriGadget (http://www.afrigadget.com/) è una vera miniera di intraprendenza e ingegnosità.
  • Le ultime innovazioni in forte espansione, i fablab (http://fr.wikipedia.org/wiki/Fab_lab) e gli hackerspace sono luoghi che forniscono tutti gli strumenti di produzione industriale, guidati da software open source, con l’aiuto di piani che vengono scambiati su Internet e una comunità attiva di appassionati. I fablab consentirebbero di produrre quasi tutto, in legno, metallo, plastica, resina o materiale di recupero. È stato il MIT a lanciare questa iniziativa per consentire la prototipazione rapida delle innovazioni nei paesi meno sviluppati. I fablab stanno crescendo in tutto il mondo e assumono molte forme. Il concept parte timidamente in Belgio, al Timelab di Ghent. (http://www.timelab.org/)

Fenomeno sociale

Il fai-da-te, ancora favorito da Internet, ha avuto un impatto anche sulla moda (personalizzazione e personalizzazione), sull’arte (produzione fai-da-te, Recyclart, ecc.), Sull’editoria (auto-pubblicazione), sulla diffusione di informazioni (blog e citizen journalism), sviluppo dell’istruzione domestica, apprendimento basato su progetti, ecc.) e molti altri settori. Si avvicinano a questo movimento anche le iniziative dei cittadini (vedi su questo argomento il nostro dossier del mese scorso: http://www.ecoconso.be/Les-actions-collectives) che inventano nuove forme di mobilità, lavoro, produzione e consumo l’ispezione, in definitiva, sembra una piccola rivoluzione.

Certo, la ripresa del fai da te da parte di aziende e marchi è già a buon punto. I leader nel mercato del fai da te sono persino interessati al concetto di fablab (http://owni.fr/2011/09/23/leroy-merlin-se-paye-les-labos-citoyens/). Il cambio di approccio è comunque fondamentale: il cliente, o meglio l’utente finale, è parte integrante del processo di progettazione e chiede soluzioni economiche, sostenibili, riparabili ed ecologiche.

Creazione, innovazione, invenzione, condivisione, queste sembrano essere le parole chiave del movimento DIY. Il fare se stessi appare meno come mezzo di sopravvivenza che come atto filosofico e politico dove ognuno può essere attore di un’alternativa che crea ricchezza contro la corrente della società completamente usa e getta e lo sfruttamento delle risorse.  

 

Per fare tutto da solo

  • Inizia delicatamente consultando le nostre schede 1, 2, 3 http://ecoconso.be/spip.php?page=fiches123 e le nostre schede di consulenza
  • http://fr.ekopedia.org/
  • http://www.savoirtoutfaire.com/
  • http://www.cfaitmaison.com/
  • La fiera del know-how http://foiresavoirfaire.free.fr/
  • Bricozone http://www.bricozone.be/fr/

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